Trieste, 1974 di Massimiliano Stefani

Trieste

In una Trieste affascinante e multietnica, percorsa dalle inquietudini e dalle tensioni politiche dei primi anni Settanta – mentre tutto il Paese è sconvolto dai sanguinosi attentati neofascisti – si intrecciano le storie private dei quattro protagonisti di questo romanzo storico figlio di uno scrupoloso lavoro di ricerca: l’amore tra Ruggero e Maja, il difficile percorso di crescita del giovanissimo Sasa, il dramma esistenziale di Lorenzo. L’arrivo in città di Pier Paolo Pasolini fa da trait d’union alle singole vicende personali, ciascuna delle quali appare fin dall’inizio sospesa tra un gioco di combinazioni casuali e il compimento di destini ineffabili. 

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Una piccola città, ma tormentata, che era stata oggetto di contesa fra l’Italia e la Jugoslavia comunista di Tito, e che nemmeno le potenze occidentali volevano lasciare completamente libera, data la sua posizione strategica di “porta dei Balcani” e la sua importanza nello scacchiere della politica internazionale, nel delicato equilibrio della Guerra fredda.

Trieste è un comune italiano e rappresenta da secoli un collegamento tra l’Europa centrale e quella meridionale. La città è stata protagonista di uno dei periodi più tristi della nostra storia che ha visto l’odio, il disprezzo e la diffidenza nei confronti delle persone e delle culture avere la meglio.

In una serata piovosa, nell’aprile 1974, alle ore 21.47, una bomba esplode in una scuola slovena di Via Caravaggio. L’attentato vuole andare a colpire la comunità slovena residente nella città.

Il mondo è diviso, è troppo diviso, pensava Maja ascoltando la canzone alla radio. Ci sono i comunisti e i fascisti, che non sempre corrispondono ai buoni e ai cattivi.

Le differenze viste come pericoli, le separazioni, le disuguaglianze e l’odio etnico sono argomenti che da sempre provocano sofferenze. Italiani e sloveni, due culture, due lingue differenti, due popoli distanti eppure uniti dall’aver conosciuto i patimenti inflitti dalle dittature, il Fascismo con Mussolini e il Comunismo con Tito.

Nel 1974 i movimenti fascisti si fanno ancora sentire, concetti come l’identità nazionale e le ideologie promosse anni prima da Benito Mussolini, infervorano gli animi di alcuni giovani, tra questi, Ruggero, che pur non condividendo tutto ciò che rappresenta il gruppo di cui fa parte, non riesce a staccarsi da loro partecipando anche agli attentati che devastano e mietono vittime.

Neanche l’amore nei confronti di Maja riesce a superare le difficoltà indotte dalle differenze politiche.

Ma la storia scritta da Massimiliano Stefani parla anche di Sasà, bambino che diventa adolescente affrontando tutte le difficoltà che questa comporta, dai cambiamenti fisici alla formazione del pensiero. E poi Lorenzo che vediamo impegnato in un percorso di crescita personale in cui cerca di fare chiarezza dentro di se dilaniato dal disprezzo e dal giudizio di chi non conosce apertura mentale e che troverà nelle poesie di Pasolini consolazione e conforto.

Un romanzo toccante, profondo, in cui l’autore non si risparmia e senza giri di parole descrive le scene in modo così diretto da rendere quasi tangibile il senso di colpa di Ruggero, la sofferenza di Lorenzo, la violenza subita da Maja lasciando un senso di vite spezzate e di solitudine.