Serena Guerra e la sua storia di luce – Intervista

Serena Guerra, classe 67′, dal 1990 lavora nel mondo dell’equitazione. Prima come artiere e groom, poi come istruttrice. È presidente dalla ASD “La mezza fermata”, da lei fondata, che si occupa della pratica e della divulgazione degli sport equestri. “A cavallo verso nessuno. Una storia di luce” è il suo romanzo d’esordio.

serena guerra

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INTERVISTA ALL’AUTRICE

D. Ciao Serena, grazie per questa intervista. La prima domanda che le rivolgo è: chi è
Serena Guerra?

R. Sono una persona normale, di quelle che devono lavorare per vivere e faticano a ritagliarsi del tempo da
dedicare alla scrittura. Mi piace la Natura, vivere all’aperto. Sono istruttrice di equitazione, da molti anni
lavoro con i cavalli, mi piace insegnare, trasmettere, riuscire a portare le persone ad apprezzare quello che
io apprezzo: la buona equitazione, il rispetto, l’impegno.

D. “A cavallo verso nessuno. Una stori di luce” è il suo primo romanzo pubblicato. Un libro
scritto con un linguaggio semplice in cui racconta un suo modo di vedere la vita. Come
è nata l’idea di scrivere questo libro?

R. Il libro, praticamente, è la storia del mio modo di vedere la vita: qualcosa che è necessario affrontare con
fiducia, con impegno e sempre con grande ironia e capacità di autocritica. Sono convinta che tutti noi
siamo responsabili di ciò che ci accade molto più di quanto ci piaccia credere. Per riuscire a cambiare il
corso degli eventi, o per riuscire a trarre il meglio dagli eventi stessi, è necessario cercarne l’origine dentro
di noi, andare ad operare il cambiamento che desideriamo proprio là, nel profondo del nostro essere. Ciò è
possibile solo se decidiamo di riconoscere noi stessi come i veri protagonisti, con tutta la responsabilità
che questo comporta. Quando questa idea si è fatta ben chiara nella mia mente, ho sentito il desiderio di
metterla a disposizione di tutti scrivendo questo libro. E dal momento che faccio l’istruttore, quindi
conosco l’importanza di esprimersi in modo chiaro e semplice se si vuole essere capiti, ho scelto uno stile
leggero e colloquiale, ricco di ironia. A me piace prendermi un po’ in giro da sola. Credo sia un grande
pregio quello di riuscire sempre a cogliere il lato ironico delle situazioni, senza prendersi troppo sul serio.
Prendersi troppo sul serio, per come la vedo io, aiuta solo a vivere peggio.

D. La passione per i cavalli, lo sport, il kung fu, un libro ricco di elementi e di vissuto.
Quanto queste esperienze sono state necessarie per conoscere la vera Serena?

R. Io credo che senza esperienze nessuno possa conoscere se stesso. Possiamo avere qualsiasi idea di noi,
qualsiasi aspirazione nei nostri confronti, ma è solo attraverso esperienze che ci mettano alla prova che
possiamo scoprire davvero chi siamo. In questo diventano importanti tutte quelle cose che riescono a
stimolarci al massimo, a portarci alla scoperta e all’esplorazione dei nostri limiti, soprattutto quelli morali.
Per me i cavalli ed il kung fu sono state due cose per le quali mi sono davvero spinta fin dove potevo, e da
cui ho ottenuto molto più di quanto avrei potuto aspettarmi. Io credo che sia sempre così con le esperienze
importanti: non possiamo mai sapere prima cosa ci lasceranno, quali siano i doni di vero valore che hanno
da offrire alla nostra vita.

D. L’illuminazione di cui parla, giunta improvvisamente, è qualcosa di molto intimo che
poco ha a che fare con quanti si improvvisano life coach o motivatori. La sua
illuminazione è la conseguenza di una rivoluzione interiore oppure è stata proprio
l’illuminazione a portare la rivoluzione?

R. Tutte e due le cose. Dapprima è stata la conseguenza di una rivoluzione interiore, poi, dopo, ha portato
nuove rivoluzioni da affrontare. Una cosa, però, l’ho capita bene: ognuno deve essere life coach di se
stesso. Maestri, motivatori, sono tutte cose che vanno bene, aiutano, ma non possiedono la capacità di
infilare dentro a noi la verità o la saggezza se noi non le vogliamo veramente. I veri insegnamenti, il vero
percorso personalizzato, è la Vita stessa che ce lo porge; ed è quella la grande lezione che dovremmo
sforzarci di capire. Il fatto è che si tratta di una lezione che potremmo pagare a caro prezzo, magari
rinunciando ad una visione delle cose più confortevole, e a cui siamo più abituati. Ogni crescita è sempre
un trauma. A volte capita che non ci si senta davvero disposti ad affrontarlo…

D. Ci parli dell’associazione “La mezza fermata”, da lei fondata.

R. Quando fondai “La mezza fermata” speravo di riuscire a trasmettere una visione etica e tecnica
dell’equitazione. Purtroppo, la maggior parte delle persone vorrebbe divertirsi senza impegnarsi troppo.
Ahimè, non è possibile. Dal momento in cui mi sono allontanata dal binario più commerciale,
l’associazione ha raggiunto numeri sempre più ridotti. La grande soddisfazione, però, è stata quella di
vedere persone che con il mio aiuto, ma soprattutto grazie al loro sincero impegno, sono riuscite a
raggiungere i risultati in cui speravano, primo fra tutti una maggiore sensibilità verso il cavallo e una
maggiore consapevolezza di sé stessi e del proprio ruolo verso di lui.

D. Progetti per il futuro?

R. Nel prossimo futuro mi piacerebbe scrivere un manuale di equitazione che rispecchi i miei intenti verso
questo bellissimo sport. Poi, in futuro, chissà. Certo mi piacerebbe avventurarmi ancora nella narrativa.
Ma è necessario fare un passo alla volta, godersi il presente con più attenzione, piuttosto che proiettarsi
continuamente verso un futuro che poi, alla fine, non possiamo nemmeno essere certi di come sarà.
Rimanere radicati nell’attimo, resta sempre il modo migliore per non perdersi i dettagli più importanti.