Rubrica “4 chiacchiere e un telefono tra di noi”- Gisella Blanco

Bentrovati cari lettori!

Questa settimana, doppio appuntamento con la rubrica “4 chiacchiere e un telefono tra di noi” con ospite Gisella Blanco, giurista e poetessa, autrice del libro di poesie Melodia di porte che cigolano edito da Eretica Edizioni.

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Gisella
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Benvenuta Gisella e grazie per la disponibilità. Ci parli un po’ di lei, di cosa si occupa nella vita?

Buongiorno Ilaria, buongiorno alla redazione di Gioialibro e buongiorno a tutti Voi che ci leggete! Sono palermitana di nascita e romana di adozione (vivo a Roma da più di dieci anni e ne sono felice), sono una giurista e sono mamma di un bimbo che sta per compiere due anni. La mia passione principale è la scrittura ma amo anche viaggiare, fotografare e mangiare. Una vita non basta per fare tutto quello che vorrei ma, intanto, si prova a fare il più possibile.

Quando ha iniziato a dedicarsi alla poesia? Come è avvenuto il primo incontro con la scrittura?

Ho iniziato a scrivere da piccolissima. Qualche settimana fa, una mia cara maestra delle elementari mi ha inviato la foto di una poesia che le avevo dedicato a quei tempi, avrò avuto sette o otto anni e, già allora, definivo poesia ciò che scrivevo. Potete trovare la foto sul mio sito e sulla mia pagina Facebook. A casa mia c’erano molti libri di poesia e mia madre stessa scriveva, probabilmente l’amore per la poesia l’ho osservato in lei e l’ho fatto mio. In effetti, non ricordo una fase della mia vita in cui non scrivessi, fa parte di me.

“Melodia di porte che cigolano” è il titolo della sua raccolta di poesia dove, in alcune, affronta il tema della morte e del lutto. La scelta di trattare questi argomenti risiede anche nel cercare di far capire agli altri che parlare è un modo per esorcizzare il dolore?

La morte è un tema intenso e importante, molto presente, purtroppo, nella mia esperienza di vita che, proprio perché conosco bene, so quanto sia poco interiorizzato, poco elaborato sia a livello individuale che collettivo. La morte di persone care dovrebbe essere un’esperienza “del villaggio”, quindi collettiva, condivisa, invece si tende a chiudersi dentro al proprio dolore, trincerandosi in una solitudine non solo voluta ma anche forzata perché il dolore, in questa società, si rifugge. È quello che ritengo sia sbagliato, nel senso che non fa bene, non dà valore aggiunto e non permette nessuna crescita personale e relazionale. Della morte se ne deve parlare. È importante che si impari a condividere un dolore forte con gli altri e che gli altri imparino a sostenere gli amici in difficoltà senza sentirsi annientati dalla sofferenza altrui. È un gioco di equilibri necessario, in cui nessuno perde di autonomia (grande paura attuale) ma tutti si rafforzano un po’ di più. Le mie soluzioni esistenziali al tema del lutto sono delle riflessioni profonde che ho sviluppato in base alle mie esperienze e le condivido con il lettore nelle mie poesie ma ognuno può avere la sua personale valvola di salvezza: è fondamentale affinare i sensi e maturare una forte consapevolezza di sé, attraverso cui è possibile, anche, mantenere ben salde le radici nelle proprie terre di appartenenza.

Ho avuto il piacere e l’onore di leggere le sue poesie, tutte così schiette e dirette, provocatorie e crude,quasi a voler provocare una reazione. Lo scopo, in fondo, non è quello?

Sì, sono provocatoria, irriverente e polemica. Ho scelto questo codice comunicativo perché è quello che istintivamente mi appartiene e perché i temi trattati lo richiedono. La reazione che voglio provocare è di liberazione da dogmi, di sana rabbia per le prevaricazioni o, al contrario, di fastidio e rifiuto se qualcuno si dovesse sentire criticato (ma sarebbe il germe – spero – di una riflessione!). Con la poesia si possono dire moltissime cose senza risultare offensivi, è una grande opportunità.

Nella poesia  “Sulla riva” si leggono i versi:

“quasi dimentico

d’esser mortale

e dei castighi severi

che mi affliggo accanto al mare,

accogliente e mendace.”

Il mare è per molti custode di segreti, per me rappresenta il tumulto, la potenza e la libertà dei miei pensieri. Cosa rappresenta per lei?

Personalmente credo che il mare sia assolutamente sopravvalutato in tutti gli ambiti ma è una mia opinione. È, molto spesso, presente nelle mie composizioni ma non sempre ha una eccezione positiva, benché sia sempre molto evocativo. Il mare, per me, è una sollecitazione emozionale forte e tormentata, luogo di riflessioni profonde e, spesso, tristi. Per rilassarmi preferisco altri scenari, la bellezza del mare è indubbia ma tempestosa, mai pacifica, mai rassicurante. Un giorno, forse, farò pace con il mare: al momento rappresenta la parte più tumultuosa del mio mondo interiore.

Le mancanze, le aspettative riguardo il futuro, il legame con la terra d’origine, il rapporto padre-figlia, nelle sue poesie c’è tutto questo e anche molto di più. È come se in lei fluisse, in modo continuo, l’ispirazione. È il mondo circostante che alimenta questa ispirazione?

Qualsiasi cosa, per me, può essere d’ispirazione. Non tutto ciò di cui parlo è vita vissuta personalmente: a volte si tratta di fatti sociali a cui assisto, situazioni relazionali, politiche, filosofiche che interiorizzo, elaboro e, poi, riformulo in poesia. A volte mi fermo per strada e scrivo, oppure mi alzo di notte e scrivo: ogni momento è buono e non mi faccio mai sfuggire l’ispirazione perché, una volta passato l’attimo, è come se dimenticassi completamente ciò che era affiorato alla mia coscienza e una poesia svanisce nel nulla.

Quali poeti hanno influenzato il suo percorso?

Leggo molta poesia ma i miei veri mentori sono alcuni poeti ermetici, soprattutto Gatto e Quasimodo. Paul Eluard e Jacques Prévert per le poesie d’amore, Pasolini e Baudelaire per i contenuti più duri e oppositivi, ispirazione alla tinte noir e sacrileghe. Trovo, molto spesso, qualcosa di stimolante per le mie creazioni nelle mie letture notturne: naturalmente si tratta del germoglio di una intuizione nuova e non mai l’atto di rielaborazione di qualcosa scritta già da altri.

Qualche nuovo progetto in corso?

Ho quasi duecento poesie da rielaborare per creare delle nuove sillogi e, naturalmente, continuo a scrivere sempre, circa ogni giorno. La scrittura delle nuove poesie, fosse anche l’atto di fermare su carta l’intuizione che, poi, necessita di una accurata revisione, ha sempre la precedenza sulle altre attività inerenti la scrittura perché non tollero che mi sfuggano dalla mente le idee. Attualmente, rispetto a “Melodia di porte che cigolano”, ho in cantiere diverse interviste, anche audio, alcuni video reading con traduzione in altre lingue e varie altre iniziative: chi si ferma è perduto.

Gisella, c’è una poesia, a lei cara, che vuole condividere con i lettori?

Una delle poesie che mi stanno più a cuore è “Solstizio d’estate”, perfetta per questa calda e intensa fase dell’anno:

L’estate è fragore caldo

di spensieratezza assente,

latente,

è brusio leggero di aria lieve,

parole primitive,

immagini d’altri tempi

in una stretta

digiun di avvenire,

avvinghiata a cose perdute

e granitica

di questa ora

tremante di emozioni misconosciuto,

grida di rondini

cieli pacati

labbra rivelate

mani sconce.

E noi

distesi immobili,

quasi morti

di grandezza irrisolta.

Ringrazio di cuore la redazione, i carissimi lettori e quanti vorranno dedicare del tempo a me ed alle mie poesie.

Si conclude così l’intervista a Gisella Blanco che ringrazio per la disponibilità.

Alla prossima intervista cari lettori.