Platone, una vita dedicata alla politica-La Repubblica

Siamo in piena campagna elettorale, tra poche settimane noi italiani saremo chiamati alle urne per votare il nuovo governo. In televisione, per la par condicio, la parola viene data ai maggiori esponenti dei vari (troppi) partiti politici e  proprio perché si respira questo clima politico oggi voglio parlarvi di chi ha dedicato la sua vita alla politica, Platone.

Platone nacque ad Atene nel 427 a.C., rampollo di un’antica famiglia dell’aristocrazia ateniese. Fallito il tentativo di divenire consigliere del Governo di Siracusa, fondò l’Accademia, 1° Polo Universitario dell’antichità. Discepolo di Socrate, subì la pena di vedere il processo e l’esecuzione del suo maestro che egli considerava “il più giusto tra gli uomini”.

Platone, vissuto nel periodo delle guerre del Peloponneso, mira alla costruzione di una “politica della ragione” contro la crisi della democrazia. Egli propone una politica che risponda ai bisogni dei cittadini. Il pensiero politico di Platone è espresso in quello che è ritenuto il suo capolavoro, La Repubblica.

La Repubblica è un dialogo tra Socrate e i sofisti. Si divide in 10 libri. Attraverso Socrate, Platone afferma che:

L’uomo che conosce la giustizia, può operare solo secondo giustizia.

Per questo i filosofi devono andare al potere. Nella Repubblica Platone afferma che ogni Polis deve essere realizzata attraverso quattro virtù: saggezza, coraggio, temperanza e giustizia( che racchiude le altre 3).

La Polis è costituita da 3 classi a cui appartiene una virtù:

  • Classe 1: ai filosofi che hanno il compito di governare appartiene la saggezza;
  • Classe 2: i guerrieri detengono il coraggio;
  • Classe 3: i cittadini sono pieni di temperanza.

Leggendo La Repubblica si capisce che la divisione degli individui in classi non avviene per un fattore ereditario ma da una questione antropologica e che ognuno può innalzarsi alla casta più alta. Nessuno può determinare la classe di appartenenza, sono i filosofi che seguono l’educazione dei giovani. Ma per quanto questo schema sembri rigido, alla fine della Repubblica, Platone racconta un episodio noto come “Il mito di Er”.

Questo mito racconta di un guerriero, Er, che morto in battaglia scende nell’Ade. Una volta nell’Ade gli viene concesso di tornare indietro per raccontare quello che ha visto. Infatti nell’Ade, Er, ha incontrato altre anime messe in fila in attesa di scegliere  la loro vita futura. Una volta fatta la scelta se ne dimenticavano bevendo dal fiume Lete.

Il compito quindi dei filosofi è scoprire le attitudini naturali dei giovani.

La Repubblica viene considerata la 1° utopia del pensiero politico occidentale, in quanto descrive modelli irrealizzabili di società.

Lo studioso austriaco Popper descrisse Platone come il padre dello Statalismo Autoritario, per aver negato il pluralismo in nome dei valori unici. Marx e Rousseau invece hanno visto nella Repubblica di Platone un’abbozza di socialismo, individuando gli aspetti comunitari e anti-individuali. Ma non si possono associare, ad un filosofo dell’antichità, concetti e pensieri nati molti secoli dopo la sua morte.