Le streghe bruciano al rogo di Maria Letizia Grossi

Piove a dirotto il giorno in cui la scrittrice Eugenia Ortesi si presenta al commissariato di Firenze per denunciare il ricevimento di una strana cartolina minatoria. Da un lato lo scorcio di uno sconosciuto paesino dell’Irpinia, Ripalta, e dall’altro la frase “le streghe bruciano al rogo”. L’immagine non avrebbe detto niente a nessuno se non fosse che sia la Ortesi che la commissaria Bardi sono cresciute da quelle parti. E poi quelle parole…la Bardi è sicura di averle già sentite. In effetti, nel dossier di un omicidio accaduto a Ferrara, è stato ritrovato lo stesso messaggio, la vittima morta in un terribile incendio. Che ci sia un collegamento? Potrebbe essere solo un falso allarme ma la commissaria ha un brutto presentimento e negli anni ha imparato a fidarsi delle sue intenzioni. Dal canto suo, invece, la scrittrice tende a sminuire l’importanza della minaccia ricevuta: sì, è vero, nella sua famiglia a Ripalta c’era una donna che veniva ad dotata come strega, ma ormai sarà morta e poi lei non l’ha mai conosciuta. Eppure ci sono troppe coincidenze per un posto così piccolo.

Le streghe

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In Le streghe bruciano al rogo, la Commissaria Valeria Bardi torna ad occuparsi di una nuova indagine, uno strano caso di minacce e accuse di stregoneria che la portano a Ripalta, un paesino dell’Irpinia, cercando indizi per capire cosa collega la vita di tre donne.

Il libro può essere letto anche senza conoscere gli eventi accaduti in L’ordine imperfetto, primo capitolo con protagonista Valeria Bardi.

La narrazione si presenta frettolosa, con tempi frenetici che destabilizzano ad un primo approccio con il noir. Gli eventi si susseguono mischiandosi tra di loro tanto da creare un po’ di confusione costringendo a rileggere alcuni passaggi per fare chiarezza.

Un romanzo piacevole ma non accattivante che non riesce a suscitare curiosità e suspence, un giallo a tinte sbiadite con alcuni passaggi ridondanti, come la storia di Eva, amica della famiglia Ortesi, ed etichettata in passato come strega. Il finale, non sorprendente, appare forzato e stereotipato.

Ilaria Matà