Le Quindici di Christian M.G. Bartolomeo

le quindici

Rocambolesca commedia degli equivoci, ambientata tra Sicilia e Calabria nei primi anni ’60, Le Quindici, che altro non sono che le Orazioni di Santa Brigida, racconta di un bonario parroco di un paese dell’Agrigentino, don Salvo, a cui tutti chiedono miracoli perché ritenuto in odore di santità.

Perfino il vescovo di Agrigento, monsignor Gerlando Mangione, e il mafioso locale, don Pepe Lattuca, si prodigano con ogni mezzo, facendo pressioni al povero prelato, pur di vedere realizzato il proprio personale miracolo: il primo, menomato dalla nascita al braccio sinistro, vuol essere guarito e mira a un posto da cardinale; il secondo desidera far sposare la sorella attempata, e magari togliere anche di mezzo un concorrente che gli sta rubando terre e affari. Don Salvo vorrebbe invece salvare soltanto il compaesano Antonio Tuttolomondo, al quale un sogno premonitore ha annunciato morte certa entro quindici giorni. 
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Descrizione

  • LE QUINDICI | Christian Bartolomeo
  • Navarra Editore
  • Collana: Narrativa
  • Categoria: Romanzo
  • Anno: 2018
  • Pagine: 144

Ma è possibile mai che la gente, ancor prima di salutarmi, mi vede e mi chiede miracoli? Qualcuno mi minaccia, qualche altro si segna: il mafioso, il vescovo, la gente comune. Tutti, senza alcuna distinzione. Il punto è: perché me lo chiedono? Sono forse tutti impazziti e nella stesso momento? Ma se sono tutti impazziti, perché quello che chiedono a me, giusto giusto, accade proprio come vogliono?

Raffadali è un comune siciliano la cui storia ha avuto inizio in epoca medievale come casale arabo. Nei secoli divenne un importante centro agricolo per poi espandersi nel settore terziario.

È in questo territorio, situato nell’entroterra agrigentino, che si svolgono i fatti più importanti di questa commedia che tra verità assolute, verità costruite e voci di popolo che si arricchiscono di bocca in bocca, vede un povero parroco improvvisamente diventare il centro delle attenzione di un intero paese e soprattutto di due figure come il vescovo di Agrigento, monsignor Gerlando Mangione, e il mafioso locale, don Pepè Lattuca.

Essere stato miracolato per intercessione di un parroco della sua diocesi, peraltro ancora in vita, poteva significare fare carriera. “Forse si va a Roma, a Roma! Emaus! Col santo di Raffadali posso finalmente diventare cardinale” esultava il vescovo, con il suo personale di servizio, allungando e richiudendo a ripetizione il gomito riparato e sperando in un passaggio immediato di grado. Si specchiava, si guardava e si riguardava il monsignore, immaginandosi con la berretta rossa nel suo nuovo studio fra le stanze del papa. “Buongiorno, Sua Santità. Oggi non posso pranzare con Lei, Sua Santità; facciamo un’altra volta, Sua Santità”.

Tutto si muove su basi di interessi personali, pochi sono gli uomini la cui la natura egoista ed egocentrica non prende il sopravvento. Il boss mafioso e il vescovo, due figure agli antipodi, potremmo dire il diavolo e l’acqua santa, il male e il bene, uniti dallo stesso scopo, il profitto personale.

Ognuno ha la sua storia, ognuno i suoi scheletri nell’armadio, alcuni fatti sono così toccanti che anche nell’errore si ha difficoltà a provare rabbia nei confronti di chi agendo in un determinato modo ha fatto ricadere la colpa su altri.

Ma la divina provvidenza, la cura che Dio riserva a ciò che esiste, ha molti modi di rivelarsi.

Christian Bartolomeo mette insieme un gruppetto alquanto insolito composto da
Don Salvo, Antonio, Gioacchino (seminarista fuori corso) e Luigi (factotum dei domenicani presso la Casa della Missione a Gioia Tauro) ma in grado di far incastrare bene le proprie debolezze, le proprie disgrazie ma anche le proprie speranze e, un viaggio verso la Certosa di Serra San Bruno e il soggiorno nella struttura, permette di creare quel grado di confidenza capace di rincuorare, alleggerire l’anima e anche ottenere finalmente alcune risposte.

Le vicende narrate destano curiosità e anche risate, un testo leggero con il giusto grado di gioco tra sacro e profano ma, dopo un inizio molto divertente, la narrazione sembra perdere mordente. Si ridesta negli ultimi capitoli quando si riaccende la curiosità come a ricordare al lettore qual è il punto cardine su cui ruota tutto, le quindici orazione di Santa Brigida.


Conoscere bene i libri scritti da Bartolomeo permette di confrontare i vari testi e notare l’evoluzione dal punto di vista stilistico. Nel suo libro d’esordio è evidente la fluidità che caratterizza la sua scrittura e la sua propensione a richiamare lo stile pirandelliano – l’importanza del parlato dialettale che sembra quasi recitato, la costruzione che da l’impressione di assistere ad una rappresentazione teatrale e il richiamo al gioco delle apparenze – ma, è una scrittura ancora acerba che deve acquisire sicurezza.

Un romanzo in cui l’autore omaggia due regione, la Sicilia (sua terra natia) e la Calabria (terra d’adozione) mettendo dentro aspetti belli e brutti e anche qualche luogo comune che può far storcere il naso ma necessario a rendere il contesto reale.

Se attraverso le Orazioni di Santa Brigida si medita la Passione di Gesù Cristo, attraverso la condivisione di un percorso, di eventi che si svolgono in 15 giorni, proprio a richiamare il numero delle orazioni, i protagonisti del romanzo hanno la possibilità di redimersi e conquistare quella pace tanto agognata lasciando in chi legge una sensazione sia di tristezza che di beatitudine.


Note sull’autore

Christian Maria Giuseppe Bartolomeo(Agrigento, classe 1978) vive a Gioia Tauro. Il suo romanzo d’esordio, Le Quindici, ha vinto nel 2017 la Giara d’argento – VI edizione del Premio Letterario RAI La Giara e nel 2018 il premio Nazionale delle Narrativa – XXI edizione del Concorso Alessio Di Giovanni. Malagloria è stato tra i 3 finalisti della seconda edizione del Concorso Letterario RTL 102.5 Mursia-Romanzo Italiano.

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