L’Aleph, il pensiero lucido e appassionato di Jorge Luis Borges

Un pensiero insieme lucido e appassionato guida i racconti presenti nell’Aleph, nei quali un’invenzione ardente e temeraria tocca, con esito spesso drammatico o patetico, temi universali: il tempo, l’eternità, la morte, la personalità e il suo sdoppiamento, la pazzia, il dolore, il destino. Temi universali uniti al sentimento dell’unicità irripetibile dell’esperienza individuale, in uno scritto che si presenta, innanzitutto, sotto l’aspetto dell’eleganza.

Aleph

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L’Aleph ( in spagnolo El Aleph) di Jorge Luis Borges è una raccolta di racconti pubblicati su riviste argentine nel 1949. Racconti scritti con una complessa lucidità e passione dove ogni riga trasuda drammaticità come la storia di Emma Zunz che narra la vendetta ordita da una figlia per vendicare il padre che aveva subìto un torto da un socio infedele.

E ancora, Borges, tocca temi come il libero arbitrio ( nel testo “Lo Zahir” il libero arbitrio è simboleggiato da una moneta), il dolore, la morte e l’immortalità, il passato che non si può mutare.

Nel libro si legge:

Nella Somma Teologica si nega che Dio possa far sì che il passato non sia stato, ma non si dice nulla dell’intricata concatenazione di cause ed effetti, che è tanto vasta e segreta che forse non si potrebbe annullare un solo fatto remoto, per insignificante che sia stato, senza infirmare il presente. Modificare il passato non è modificare un fatto isolato; è annullare le sue conseguenze, che tendono ad essere infinite. In altre parole: è creare due storie universali.

Borges presenta L’aleph con un testo di un certo spessore ma anche di notevole complessità con i suoi passaggi così intricati e i suoi racconti così elaborati. Un libro che conta un totale di 179 pagine ma che costa una leggera fatica portare a termine. Il testo e la scrittura risultano poco fluidi soprattutto per chi è avvezzo al fantastico.

Autore

Jorge Luis Borges,nato nel 1899 a Buenos Aires, è stato tra i massimi scrittori argentini e mondiali. Studente a Ginevra durante la Primo guerra mondiale, si recò poi in Spagna dove partecipò alla nascita del movimento poetico ultraista. Tornato in Argentina nel 1921, esordì come poeta nel 1923. Affetto da una forma incurabile di miopia, che lo avrebbe portato alla cecità, svolse un’intensa attività pubblicista e scrisse saggi, poesie, racconti fino ai suoi ultimi anni. Tra le sue opere: Finzioni. La biblioteca di Babele (1955),L’Aleph (1959), Storia universale dell’infamia (1961), Antologia personale (1962), Manuale di zoologia fantastica (1962), Storia dell’eternità (1962), Altre inquisizioni (1963), Evaristo Carriego (1970), Il manoscritto di Brodie (1971), Elogio dell’ombra (1971), Il libro di sabbia (1977), Poesie (1923-1976) (1980), Sette notti (1983), e la raccolta Tutte le opere (1984-1985).