Giovanni Falcone”Cose di Cosa Nostra” con Marcelle Padovani

In questo libro sono state raccolte le interviste che la giornalista francese Marcelle Padovani fece al giudice Giovanni Falcone.

In libro è diviso in sei capitoli e ognuno tratta di un argomento diverso inerente il mondo di Cosa Nostra.

Nel 1° capitolo si parla delle armi usate dalla criminalità, dei metodi di assassinio dei mafiosi e i grandi omicidi dei boss durante la seconda guerra di mafia. Falcone parla dei suoi primi anni in magistratura quando ancora tutti erano convinti che la mafia non esiste.
Il 2° capitolo parla dei linguaggi e dei segni usati dai mafiosi e del pentitismo.
Nel 3° capitolo Falcone spiega come la mafia e la società siciliana siano intrecciate l’un l’altra. E viene ridefinito il concetto di Cosa Nostra:

Il dialogo Stato-Mafia, con gli alti e bassi tra i due ordinamenti, dimostra chiaramente che Cosa Nostra non è un anti-Stato, ma piuttosto una organizzazione parallela che vuole approfittare delle storture dello sviluppo economico, agendo nell’illegalità e che, appena si sente veramente contestata e in difficoltà, reagisce come può, abbassando la schiena. Non dimentichiamo che la mafia è l’organizzazione più agile, duttile e pragmatica che si possa immaginare, rispetto alle istituzioni e alla società nel suo insieme.

Nel 4° capitolo vengono esposte le caratteristiche di questa società.

Non tutti possono fare parte di Cosa Nostra. Quest’università del crimine impone di essere valorosi, capaci di compiere azioni violente e, quindi, di saper uccidere. Sapere uccidere è condizione necessaria, ma non sufficiente. Molte altre devono essere soddisfatte. L’appartenenza a un ambiente mafioso, i legami di parentela con uomini d’onore costituiscono nella fase iniziale un grande vantaggio.

La cellula base di Cosa Nostra è la <<famiglia>> con i suoi valori tradizionali: onore, rispetto dei vincoli di sangue, fedeltà, amicizia. Può contare anche duecento o trecento membri, ma la media è di circa cinquanta.

Il 5° capitolo si occupa dei traffici e commerci dell’organizzazione.
Il 6° e ultimo capitolo espone diversi atteggiamenti degli investigatori che lavoravano con Falcone e anche dei mafiosi.

All’estero si chiedono sbalorditi come mai lo Stato italiano non è ancora riuscito a debellare la mafia. Se lo chiedono e ce lo chiedono.

I motivi sono numerosi. Innanzitutto, oltre alla potenza dell’organizzazione mafiosa, la sua particolare struttura che la rende impermeabili alle indagini: Cosa Nostra  ha la forza di una Chiesa e le sue azioni sono frutto di una ideologia e di una subcultura.

Giovanni Falcone fu un magistrato italiano. Fece parte del pool antimafia composto da 4 magistrati con l’obiettivo di debellare l’organizzazione criminale “Cosa Nostra”. Il 23 maggio 1992  venne assassinato insieme alla moglie, il magistrato Francesca Morvillo, e gli uomini della scorta in un attentato all’altezza di Capaci.

Posto una sua frase:

Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che quando si tratta di rimboccarsi le maniche ed incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare. Ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare.

Dovremmo tutti avere il coraggio di rimboccarci le maniche ed incominciare a cambiare.

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