“Uno nessuno e centomila”, frasi tratte dal libro

Uno nessuno e centomila fu scritto da Luigi Pirandello e pubblicato nel 1925.

Il romanzo narra le vicende di Vitangelo Moscarda, un uomo ordinario che ha ereditato da giovane la banca dal padre. Un giorno, in seguito all’osservazione da parte della moglie la quale gli dice che il suo naso è leggermente storto, incomincia ad avere una crisi di identità e a rendersi conto che lui non è unico.

Scoprendo di essere considerato dai paesani un usuraio come il padre, decide di cambiare vita anche a costo della propria rovina economica e contro il volere della moglie che nel frattempo è andata via di casa.

Uno nessuno e centomila

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Ecco alcune frasi tratte dal capolavoro Uno nessuno e centomila di Luigi Pirandello:

Notiamo facilmente i difetti altrui e non ci accorgiamo dei nostri

Mi si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora dentro di me, mi ero figurato d’essere.

Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi ma nulla neppure io stesso.

Ciò che conosciamo di noi è solamente una parte, e forse piccolissima, di ciò che siamo a nostra insaputa.

“Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m’avevano data; cioè vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano.”

Ma il guaio è che voi, caro mio, non saprete mai come si traduca in me quello che voi mi dite. Non avete parlato turco, no. Abbiamo usato, io e voi, la stessa lingua, le stesse parole. Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, ne dirmele; e io, nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci; non ci siamo intesi affatto.

Conosciamo veramente noi stessi?