Ulisse: “Fatti non foste a viver come bruti…

Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza, scriveva Dante nel XXVI canto dell’inferno, noto come il Canto di Ulisse.

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Canto che Dante scrisse in riferimento a quei condottieri e politici che agirono sfruttando l’ingegno e non distinguendosi per l’uso delle armi e del coraggio.

Ulisse, che compare sia nell’Iliade che nell’Odissea (il vero nome di Ulisse è in realtà Odisseo), durante la guerra di Troia, grazie all’astuzia riuscì ad entrare dentro le mura della città difesa dai troiani con la costruzione del famoso cavallo di legno.

La frase citata sopra fa parte del discorso che il re di Itaca, personaggio della mitologia greca ed eroe acheo, fece ai suoi compagni di viaggio incoraggiandoli ad attraversare le colonne d’Ercole che, nella letteratura occidentale, indicavano il limite estremo del mondo conosciuto, metaforicamente si riferivano al limite della conoscenza.

Colonne collocate sulle rive dello stretto di Gibilterra da Ercole, eroe greco Eracle (in latino Hercules), il primo uomo che riuscì a diventare Dio dopo aver superato delle prove, le famose 12 fatiche.

“… Non vogliate negar l’esperienza

di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza

fatti non foste a viver come bruti

ma per seguir virtute e canoscenza”

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